sabato 8 giugno 2013

Un Belgio retto dalla Sharia tra cento anni?


È in atto un impetuoso processo di islamizzazione dell’Europa. Le legislazioni liberali dei paesi dell’Ue che speravano in una mano d’opera a buon mercato, hanno ottenuto una cosa assolutamente diversa da quello che si aspettavano di ottenere. La forza in arrivo dall’Oriente non si vuole adattare. In tale contesto i movimenti politici che in modo legale stanno prendendo forza in Europa, spingono sempre più attivamente i comuni musulmani a conquistare i migliori posti in Europa. È una nuova classe rivoluzionaria destinata ad agire che l’Europa non ha ancora visto e che comporta un pericolo che può superare le previsioni più cupe. Il primo turno in questo senso è riservato al Belgio, dove attualmente i musulmani attivamente praticanti sono già il 23 % della popolazione di Bruxelles, capitale del Paese. L’arabo è la lingua materna per il 17,6 % degli bruxellesi. Queste persone non sono stranieri, hanno la cittadinanza belga, ma non vogliono affatto essere belgi a pieno titolo. Non sono loro ad essere forestieri in un paese altrui. Al contrario, considerano che è un loro paese, mentre i belgi autoctoni sono forestieri. 


Bruxelles è diventata una cittadella per gli immigrati musulmani. Le loro comunità si sono stabilite sia nel nord della capitale, che nell’ovest e anche nel centro della città. Alla fine dell’anno scorso il partito che si chiama in linea retta “Islam” è entrato a far parte degli organi di autogoverno locali di tre comuni belgi – Anderlecht, Molenbek e Bruxelles. I suoi leader non nascondono il fine ultimo: quello di fare del Belgio un paese retto dalla Sharia. Anzi, sono sicuri che ciò sarà realtà fra cent’anni. Ecco che cosa ha detto al riguardo in una delle sue interviste ad una rete tv belga il Consigliere comunale di Anderlecht Redouane Ahrouch: "Si, questo è il nostro fine ultimo. Ma per raggiungerlo intendiamo agire in modo dolce per non suscitare l’irritazione della gente, intendiamo spiegare ad essa quali vantaggi implicano le leggi islamiche, e in tal modo potremo realizzare uno Stato islamico, perché no?"  Nel prossimo anno il Partito “Islam” proporrà suoi candidasti alle elezioni regionali, intanto Redouane Ahrouch sta cominciando a spiegare ai belgi sconsiderati che non possono ignorare la Sharia: "Sono totalmente a favore della Sharia! È una legge islamica. Naturalmente, la nostra lotta durerà più di un decennio, anzi un centinaio di anni. Ma lo faremo ugualmente!" Cosa devono fare in questa situazione gli europei? Come possono difendere sé stessi, la loro cultura, il loro diritto all’identità? [Fonte: La Voce della Russia]

sabato 1 giugno 2013

Europa a due velocità: vitale e mortale

Due indizi non fanno una prova, ma poco ci manca. Due notizie recenti ci permettono di comprendere la differenza profonda che esiste oggi all'interno dell'Europa tra due modi di pensare. Mentre qualche giorno fa la Francia approva il mariage pour tous (come se prima ci fossero persone che non si potessero sposare! - ovviamente, trovando un coniuge dell'altro sesso), mentre il Regno Unito è indirizzato a raggiungere lo stesso traguardo... in Lituania "il parlamento lituano ha mosso i primi passi per vietare l'aborto nel paese, votando un progetto di legge che renda l'interruzione di gravidanza illegale, eccetto che nei casi di stupro, incesto o complicazioni di salute. Quarantasei legislatori hanno votato a favore della bozza di legge, con 19 oppositori e 25 astenuti", e in Croazia "è in corso un'iniziativa popolare per indire un referendum che obbligherebbe il parlamento a definire nella Costituzione croata il matrimonio come ''un'unione tra un uomo e una donna''. "Secondo i sondaggi del movimento, il 90% dei croati sarebbe favorevole all’iniziativa appoggiata anche dalla Conferenza episcopale croata, dalla Chiesa ortodossa e dalla Comunità islamica locale, tanto che hanno firmato più di 710mila persone (ancora non sono stati resi noti i dati ufficiali)".
(Percentuali di atei in Europa per Stato - clicca sull'immagine per ingrandire)
Come risulta anche dalla cartina, estrapolata dalle elaborazioni della ben nota enciclopedia in rete, Wikipedia, è proprio nei paesi del nord-ovest dell'Europa, protestante e laicista, che riscontriamo quei tentativi (spesso riusciti) di introdurre legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali, all'eutanasia e suicidio assistito. La povera Europa orientale, quella che ha subito il comunismo per oltre metà Novecento, è invece in prima linea per recuperare e difendere quei valori violentati dalla dittatura sovietica. 

(Collina delle Croci - Lituania)

mercoledì 29 maggio 2013

Matrimonio, omosessuali: il grande equivoco

Il Menzognero ha deciso da 50 anni a questa parte di voler seminare discordia attaccando la famiglia, e sta tentando in ogni modo di raggiungere questo fine. La prima arma, ovviamente, è il linguaggio, e gli equivoci che nascono da questo: usare ambiguamente un termine, abbinarlo ripetitivamente ad altri termini che poco hanno a che fare con esso, è un modo per cambiare la mentalità e la cultura delle persone, e far passare quello che prima era visto dal senso comune come inaccettabile. Partiamo quindi dalle parole, e facciamo chiarezza.
Il matrimonio, come si sa, è parola composta che viene dal latino: mater-munus, cioè quella funzione, quell'impegno materno (e paterno), che si sostanzia nello strutturare il focolare domestico al fine di educare e mantenere i figli. Ovviamente questo onere di educazione spetta ad entrambe i genitori, non solo alla madre; ciononostante la parola "matrimonio" si fonda sulla radice di mater proprio per contrapporla all'affare paterno, all'impegno del maschio, ossia alla cura del patri-monio, da cui era anticamente esclusa la donna. Partendo da questo chiarimento può meglio comprendersi come il termine "matrimonio" non voglia tanto indicare i soggetti che devono svolgere la funzione (la madre piuttosto che il padre), quanto quale sia la funzione che debba essere svolta: ossia tutti quegli affari domestici (che un tempo, neanche troppo remoto, curavano essenzialmente le matres) che hanno come finalità quella di crescere ed educare i figli. Parrà strano, ma non si parla di amore: poteva chiamarsi agape-monio, amori-monio, invece l'affetto sembra rimanerne fuori. E a ragione. Perché l'amore non è il fine del matrimonio, ma il presupposto: senza il bene reciproco non si può costruire nulla di buono. Ma qualcosa va pur costruito.


I tempi moderni sembrano invece aver ridotto il matrimonio soltanto ad una convivenza basata sull'affetto: i figli sarebbero soltanto una evenienza o, peggio ancora, un "diritto" (di cui si vorrebbe disporre). E' l'apoteosi dell'egoismo: non si sta insieme per dare agli altri, ma si convive per convenienza, per soddisfare i propri vuoti per mezzo di un rapporto vicendevolmente superbo. L'amore rimane chiuso e oppresso tra due soggetti che non vogliono donarsi agli altri, che non vogliono sacrificarsi. E questo non è amore. L'amore, per sua natura, è traboccante, va oltre, non ha limiti, sfonda le soglie strette che gli poniamo intorno. Ecco, l'amore è il presupposto del matrimonio. Ma oggi c'è chi pensa (o vuole spingere gli altri a pensare) che il matrimonio sia solo "amore" (o quello che si pensa sia tale, cioè il sentimentalismo e il sesso). Non è per niente così. Il matrimonio è quella vocazione che spinge due persone ontologicamente complementari a congiungersi definitivamente per assumersi la fantastica responsabilità di essere collaboratori di Dio nella creazione fisica di uno o più esseri umani e nella educazione spirituale di uno o più figli di Dio. Questo amore richiede sacrificio, perché l'amore si può declinare solo col sacrificio. Dio ha amato mandando il suo Figlio innocente a morire sulla croce per i colpevoli. Amare nel matrimonio significa quindi morire all'altro, al coniuge e ai figli, farsi crocifiggere per la salvezza del coniuge e dei figli, tacere e subire, sottomettersi per il bene dell'altro. Il matrimonio e la famiglia che ne nasce è scuola di vita, è maestra di amore, di amore vero.
Tutto questo non potrà mai sussistere nelle altre forme di convivenza che queste società post-moderne vogliono imporre come "diritti". Il grande equivoco è pensare che il matrimonio sia un istituto per gli adulti: nulla di più sbagliato. Il matrimonio ha come scopo quello della tutela dei figli nati dallo stesso. Gli adulti sono solo i soggetti che decidono di diventare, liberamente e responsabilmente, quegli strumenti necessari per la crescita dei figli. Per questo non può esistere un matrimonio che sia consapevolmente chiuso ai figli. I c.d. "matrimoni omosessuali" sono un insulto all'italiano e alla logica poiché sono "matrimoni" consapevolmente chiusi ai figli: mancando la complementarità sessuale, due uomini o due donne sono ontologicamente incapaci di procreare. Due uomini o due donne che vivono insieme non sono altro che una convivenza. Chi ne fa parte  può avere dei diritti, ma come singolo e non come gruppo. Ma - va ricordato - il diritto più grande (quello più dimenticato), è quello dei figli: nascere da un padre e una madre, crescere con loro, ricevendo quegli insegnamenti materni e paterni fondamentali per crescere in modo sano ed inserirsi con serenità nella società. Questo, solo questo, è matrimonio.

domenica 26 maggio 2013

lunedì 6 giugno 2011

La chiesa episcopaliana di Bladensburg dice sì all'Ordinariato

(altare della chiesa di San Luca di Bladensburg)

Una parrocchia episcopaliana nel Maryland (Saint Luke's Parish, Bladensburg - qui il sito) ha deciso di convertirsi al cattolicesimo, diventando la prima a compiere questo passo negli Usa da quando il Santo Padre Benedetto XVI, con la Costituzione Apostolica "Anglicanorum Coetibus", ha rivolto un ufficiale invito a tutti gli anglicani del mondo. La parrocchia entrerà nella struttura dell'Ordinariato, simile ad una diocesi. 
La Costituzione permette agli anglicani "che desiderano entrare nella piena comunione visibile" con la Chiesa cattolica di farlo, pur mantenendo le loro usanze liturgiche. Inoltre "fornisce una risposta ragionevole e perfino necessaria ad un fenomeno mondiale". Permetterà al clero anglicano sposato da essere ordinato come sacerdote cattolico.
Il reverendo Mark Lewis di St. Luke si prepara per l'ordinazione a sacerdote cattolico. "Siamo lieti di continuare ad adorare Cristo seguendo la tradizione anglicana, ma al tempo stesso di essere in piena comunione con la Santa Sede di Pietro" ha affermato il reverendo Lewis in una dichiarazione recente.
St. Luke's conta circa 100 membri e si è costituita parrocchia nel 1895. La conversione sarà ufficiale entro la fine di quest'anno, ma l'Arcidiocesi di Washington ha firmato un accordo con la Diocesi Episcopale di Washington per un contratto di locazione con opzione di acquisto per la chiesa attualmente utilizzata dai parrocchiani.
"Questa è stata una transizione raggiunta in un clima di sensibilità pastorale e rispetto reciproco", ha detto il vescovo John Bryson Chane.



Il sito web della parrocchia scrive:

"E 'con grande gioia che la parrocchia di San Luca annuncia l'intenzione di aderire alla Ordinariato Personale della Chiesa Cattolica Romana. Abbiamo riconosciuto la guida dello Spirito Santo nell'annuncio del Santo Padre nel mese di ottobre del 2009. Da quel momento siamo stati in stretto dialogo con entrambe le diocesi episcopale di Washington e l'Arcidiocesi di Washington.

Nel corso dei prossimi mesi gli abitanti di St. Luke's inizieranno la preparazione formale per diventare cattolici nell'Ordinariato. Questa preparazione formale si svolgerà al St. Luke's prevalentemente di Domenica alle ore 9.00, e su Giovedi sera alle 7:00 pm. Se siete interessati a far parte del popolo di San Luca in questo cammino vi sono incoraggiati e accolti a partecipare.

Siamo profondamente grati al Cardinale Wuerl ed al Vescovo Chane per il loro sostegno in questo discernimento. Ci auguriamo di poter continuare il culto nella tradizione anglicana, ed essere allo stesso tempo in piena comunione con la Santa Sede di Pietro.

Questi sono tempi ricchi di emozione!"



San Luca è la prima chiesa nella zona metropolitana di Washington a fare questo passo.

Il passaggio è stato fatto con il sostegno del vescovo John Bryson Chane della diocesi episcopale di Washington e il Cardinale Donald Wuerl, arcivescovo di Washington.

"Diamo il benvenuto alla comunità di San Luca calorosamente nella nostra famiglia. L'Ordinariato proposto fornisce un percorso verso l'unità, che riconosca le nostre convinzioni comuni su questioni di fede, pur riconoscendo e rispettando il patrimonio liturgico della Chiesa Anglicana", ha detto il Cardinale Wuerl, "riconosciamo inoltre l'apertura della comunità alla guida dello Spirito Santo nel loro cammino di fede".